Anche Antonio Laudati, a capo della Procura di Bari da quasi un anno, vuole saperne di più sugli operai morti alla Bridgestone, la fabbrica di pneumatici a ridosso della Zona Industriale del capoluogo, a Modugno. Troppe le indagini avviate, archiviate o comunque ancora non concluse sul versante penale, con una lunga serie di interrogativi rimasti senza risposte chiare ed oggi al quarto piano del ‘palazzaccio’ di Via Nazariantz ci saranno gli ex lavoratori e i rappresentanti dei famigliari deceduti a causa delle malattie contratte, secondo numerosi esposti e denunce, proprio durante il ciclo lavorativo nell’opificio della più grande Multinazionale del settore gomme. Al capo della Procura parleranno quasi certamente, ad esempio, di quel terreno all’interno dell’ex Firestone, che secondo i carabinieri del Noe era stato trasformato in una enorme discarica piena di materiale di risulta, ma soprattutto scarti di amianto, sotto sequestro per diversi anni, prima della chiusura delle indagini disposte dal sostituto procuratore della Repubblica di Bari, Patrizia Rautiis.
Ma stamani a parlare saranno daccapo i lavoratori che sono fuggiti dalla fabbrica e poi si sono messi a capo della rivolta dei famigliari delle vittime, già ascoltati nelle numerose cause incardinate dinanzi al Giudice del Lavoro, sempre presso il Tribunale di Bari. Loro sperano che il capo della Procura Laudati restituisca impulso all’attività giudiziaria ed investigativa, che venga provato quello che da sempre dicono. E cioè che gli operai hanno lavorato a stretto contatto con l' amianto e con tanti altri prodotti chimici altamente pericolosi, nell’indifferenza dei vertici dell’Inail e dell’Ispettorato del Lavoro. Decine e decine le denunce presentate negli ultimi anni alla procura di Bari, e sarebbero almeno una quindicina gli operai che, stando a denunce ed esposti, si sarebbero ammalati e poi morti a causa delle fibre che provocano il mesotelioma. Nel mirino prima l' eternit dei capannoni e dopo l' amianto delle sostanze usate in passato per la produzione delle gomme, passate al setaccio nelle consulenze tecniche depositate già agli atti della procura barese. Ma stamani Antonio Laudati, come detto all’inizio, ha deciso di capire se è il caso di aprire nuovi scenari o di riaprire i tanti, vecchi fascicoli in cui sono contenute le storie di vita e di morte di famiglie ed operai che hanno pagato il prezzo più alto per il lavoro.
Francesco De Martino
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