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A Bari ora s’indaga per associazione mafiosa, ma i tifosi si coalizzano

Martedì 21 Febbraio 2012 13:39

 Calcioscommesse. Mentre procede l’inchiesta lombarda, tifosi e sportivi baresi preannunciano dossier, controdenunce e interrogazioni parlamentari 

Prende una piega colorata a tinte sempre più fosche per l’Associazione Sportiva Bari e alcuni suoi ex tesserati l’indagine sul calcio scommesse avviata da alcuni mesi dalla Procura di Cremona: molte partite dello scorso campionato di serie A del Bari sarebbero state pilotate da alcuni calciatori biancorossi non solo a beneficio degli zingari indagati dalla procura lombarda, ma anche di esponenti della mafia barese. I presunti manovratori del ‘business’ legato al calcioscommesse avrebbero così riciclato danaro sporco, mantenendo contatti con una mezza dozzina di tesserati biancorossi e alcuni ‘galoppini’ che fungevano da intermediari, avendo porte aperte negli spogliatoi –e non solo…- dello stadio San Nicola. Nell’ambito di questa indagine, nella quale si ipotizzano i reati di associazione mafiosa, frode sportiva e riciclaggio sono stati ascoltati alcuni giocatori biancorossi come 'persone informate dei fattì ai quali sono state rivolte domande relative anche alla presenza negli spogliatoi del San Nicola di esponenti della mafia barese. A quanto si apprende, i calciatori finora ascoltati non hanno riconosciuto alcun malavitoso, tuttavia nel capoluogo pugliese – ipotizzano gli investigatori - avrebbe agito un’autonoma associazione criminale di tipo mafioso che, avendo saputo delle combine organizzate da calciatori biancorossi con gli ‘zingari’, come si facevano chiamare i malavitosi originari anche dei paesi dell’Est Europa, si sarebbe inserita nell’affaire scommesse per ripulire i proventi dei traffici illeciti, ma anche per fare cassa. Una decina gli indagati tra cui giocatori, anzi, come si legge negli atti dell’indagine ancora in corso, una «consistente parte della squadra del Bari». Che aveva, sostengono ancora gli inquireni, «sistematici rapporti» con il gruppo degli zingari, capeggiato da Amir Gegic. Lo ha vergato nero su bianco il gip di Cremona Guido Salvini nello scarcerare, alcuni giorni fa, l'aiuto infermiere barese Angelo Iacovelli. Per il gip, «appare decisamente plausibile» che Iacovelli «non sia stato promotore delle attività di manipolazione», ma sia stato utilizzato «per mettere in contatto telefonico, a seguito delle iniziative prima di Bellavista (il cui ruolo si conferma come centrale) e poi di Carobbio, gli Zingari con i calciatori del Bari e poi accompagnando gli uomini di Gecic agli incontri con i calciatori presso l'albergo di Bari ove si trovavano e tenendo poi in custodia parte delle somme ricevute dai giocatori». Oltre ad Andrea Masiello, terzino e bandiera del Bari targato serie A, tirato in ballo anche Alessandro Parisi, che però finora ha mantenuto un basso profilo: nessun commento e mai un allenamento saltato col Torino. Il terzino sinistro, ingaggiato lo scorso agosto su precisa indicazione del tecnico granata Ventura, ha sempre giocato da titolare in questi terribili giorni di voci, indagini e rivelazioni. Le vicende che coinvolgono gli ex giocatori del Bari, però, vengono monitorate con discrezione, sia dal Bari e sia dalle altre società coinvolte finora. E infatti nel capoluogo pugliese i tifosi e sportivi baresi si mobilitano sempre più sotto la guida di Mimmo Magistro, già calciatore biancorosso del bel tempo che fu. Sabato prossimo, 25 febbraio, presso l’Hotel Excelsior - si terrà la presentazione delle iniziative intraprese dal gruppo di ex calciatori del Bari che intendono difendere la loro onorabilità  sportiva macchiata, appunto, dalle vicende del calcio scommesse, rimettendo anche in discussione la vecchia norma della responsabilità oggettiva. “Ormai- conferma Magistro, stella d’oro al merito sportivo del CONI- sono più di duecento gli ex atleti che hanno vestito la maglia biancorossa ad aver dato sostegno e conforto alla mia iniziativa tendente a cancellare l’oltraggio alla nostra vecchia maglia”. “Devo aggiungere- continua Magistro- che ho ricevuto  centinaia di telefonate ed ho incontrato in questi giorni amici che non vedevo o sentivo da 45 anni cosa che mi ha dato momenti  di grande emozione così come emozionante per me è stato chiacchierare con monumenti del calcio barese come Nicola Tajano, Gigi Frisini e Pasquale Loseto “. Gli ex atleti sono professionisti, commercianti, imprenditori, c’è un Generale dei Carabinieri (da poche settimane in pensione) o  semplici lavoratori che, per anni hanno onorato la maglia biancorossa. Da tutti questi  giunge forte l’appello ad uno scatto d’orgoglio della Città, i tifosi ed il Club. “Ci sono stati poi ex giocatori alle soglie degli 80 anni -conclude Magistro-  che hanno detto di voler essere in prima fila in questa battaglia di moralità e di etica perché per loro la maglia biancorossa  è sempre stata una specie di seconda pelle. Ciascuno  ha gelosamente conservato le proprie foto per farle vedere orgogliosamente ai propri figli, ora vorrebbero con lo stesso orgoglio farle vedere ai nipoti e non è giusto che un gruppo di avventurieri possa  cancellare il diritto alla loro straordinaria storia ”. Sul piano giuridico  è al lavoro lo staff di avvocati che sta predisponendo ogni atto utile sia per la costituzione  in giudizio come parte offesa e sia per la  predisposizione di una ‘class action’  contro gli atleti baresi coinvolti nel calcio scommesse che hanno disonorato vecchi e nuovi tesserati oltre la città, i tifosi ed il club. Lo staff legale sarà coordinato dall’on. avv. Francesco Paolo Sisto (vice presidente della Giunta delle Autorizzazioni a Procedere e componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ) avvalendosi della collaborazione dell’avv. Manuela Magistro (esperta di Diritto Sportivo e docente di Legislazione Sportiva presso la Scuola dello Sport del CONI Puglia), nonchè di altri giovani giuristi, tutti tifosi del Bari. “ La nostra tesi – ha dichiarato l’on. Sisto- è suffragata anche dalle sentenze del Tar Sicilia  e del Tribunal Administratif di Parigi. Il TAR Sicilia ha sancito che ”fermo restando che l’ordinamento sportivo per funzionare normalmente deve godere di un notevole grado di autonomia, tuttavia quest’ultima, per quanto ampia e tutelata, non può mai superare determinati confini, che sono i confini stessi dettati dall’ordinamento giuridico dello Stato”. Riflessioni e considerazioni che  saranno portate in un dossier” denuncia” che gli ex- calciatori , tramite i loro avvocati, faranno pervenire alla Procura della Repubblica di Bari anche per contestare  alcune decisioni ed interpretazioni sia del procuratore federale dr. Palazzi, sia del collegio arbitrale. Quest’ultimo, ad esempio, non ha inteso accogliere la richiesta del Bari di congelare alcuni stipendi ad atleti già reo confessi o, comunque, raggiunti da informazione di garanzia. Il collegio della FIGC ha - di fatto - difeso atleti  come Andrea Masiello, che ha avuto la possibilità sino a ieri di poter scendere in campo e che appena cinque giorni fa ha preteso ed  incassato oltre 200mila euro nette, incrementate addirittura degli interessi maturati per l’ultimo trimestre dello scorso campionato. Il tutto con l’accondiscendenza, anzi l’ordine della Figc che – usando due pesi e due misure- ha già inflitto pesanti penalizzazioni al club. Ove necessario, l’on. Sisto non esclude di coinvolgere tutti i deputati per una iniziativa parlamentare tendente a disciplinare i rapporti tra il Codice di Giustizia sportiva che – fermo restando le prerogative  di autonomia di CONI e Federazioni Sportive- deve adeguarsi alle evoluzioni tecnologiche e deve tener conto del fenomeno internazionale del mondo delle scommesse, così come si adeguano tutte le norme e le leggi dello Stato Italiano,  addirittura quelle di rango Costituzionale. Insomma, è questo il ragionamento fatto proprio dagli ex calciatori: per non incorrere nella responsabilità oggettiva ogni società, prima di tesserare un atleta, dovrebbe paradossalmente chiedere certificato penale, quello dei carichi pendenti, fare un  approfondito esame medico circa l’uso di sostanze stupefacenti, chiedere gli estratti conto bancari, indagare sulle amicizie dell’atleta magari mettergli sotto controllo  telefonino e computer, senza escludere investigatori che lo seguano 24 ore al giorno! E questo, visto quello che è accaduto questi giorni potrebbe addirittura non bastare.  Dietro le scommesse non ci sono gli amici del bar, ma potenti organizzazioni internazionali con interessi che vanno anche oltre il valore dei club. Organizzazioni senza scrupoli   pronte anche a minacciare le famiglie degli atleti. Di fronte a queste drammatiche realtà, evocare la responsabilità oggettiva  è contro la realtà, fuori tempo massimo a completo discapito della tutela dello sport e della lealtà che ne deve essere irrinunciabile fondamento, l’assunto principale dei tifosi e sportivi baresi, loro sì, parte offesa…

Antonio De luigi

 

 

 

 

 

 

 



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