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Nel processo civile per la morte di cinque persone dell’azienda Truck Center di Molfetta nel 2008 (perirono il titolare e quattro operai) gli avvocati hanno richiesto copiosi risarcimenti per le famiglie. La pena pecuniaria domandata è 50o mila euro per i genitori conviventi e 200 mila per quelli non conviventi, 150 mila per i fratelli conviventi e 100 mila per quelli non conviventi.I cinque morirono per avere inalato acido solfidrico all’interno di una cisterna che erano intenti a bonificare. Oltre alla provvisionale, le parti civili hanno chiesto anche il risarcimento dei danni morali e materiali e la condanna sulla base delle richieste del pm Giuseppe Maralfa per gli imputati (per omicidio colposo, lesioni e violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro), che sono Mario Castaldo e Alessandro Buonopane, dirigenti di Fs Logistica, società proprietaria della cisterna, e Pasquale Campanile, dirigente della La 5 Biotrans, incaricata del trasporto su gomma dello zolfo liquido. Le parti civili, oltre a produrre le singole relazioni, hanno presentato al giudice, Lorenzo Gadaleta, una memoria comune, presentata da Giacomo Ragno, legale che rappresenta la famiglia di Michele Tasca, la più giovane delle vittime dell’incidente alla Truck Center che aveva 20 anni.«Tutta la catena, dal produttore al trasportatore, conosceva la pericolosità dello zolfo ma non gliene importava nulla» ha detto Ragno. L'avvocato ha poi ricordato la testimonianza di Cosimo Ventrella, l’unico sopravvissuto alla catena di morti alla Truck Center che rispondendo al pm che gli chiedeva cosa avesse visto o sentito quel pomeriggio avvicinandosi alla cisterna, rispose: «silenzio, il silenzio della morte, della fine del mondo». Il legale ha parlato di un «processo monumentale in cui nulla è stato lasciato al caso e in cui ogni imputato ha scaricato sugli altri le proprie responsabilità, in cui sono state accertate anche responsabilità di chi non è imputato - aggiunge - e per cui il pm ha chiesto la trasmissione degli atti: Eni e Meleam». «Questo non vuol dire - ha aggiunto concludendo l’introduzione dell’arringa - che la Truck Center per noi non abbia responsabilità ma che essa, anzi, è come il processo: monumentale e granitica, perchè non aveva e non poteva avere, mancando dei requisiti necessari, le autorizzazioni all’attività compiuta dalle persone morte».Nessuno degli operai morti nella cisterna alla Truck Center, da Guglielmo Mangano, il più esperto e il primo a morire, a Michele Tasca, il più giovane e meno esperto, «sapeva quello che stavano facendo: avevano avuto l’ordine di eseguire un lavoro» ha affermato il legale delle parti civili. «La verità è che quando si sceglie chi non è qualificato si risparmia e si muore», ha aggiunto Ragno. Al riguardo l’avvocato ha fatto riferimento alla scelta di Fs Logistica, colosso del settore e proprietaria delle cisterne, di avere affidato a La 5 Biotrans (che si occupa del trasporto), la bonifica delle cisterne, un compito che non le competeva e per cui non era attrezzata, e alla stessa Biotrans che ha accettato la commessa pur non potendolo fare e l’ha subappalta a Truck Center, a sua volta non qualificata per farlo.Poi, riferendosi alla eventualità di un contatto tra la Truck e le famiglie delle vittime, «mi fa specie - ha concluso Ragno - che in un anno e mezzo mai nessuno abbia, neppure in maniera informale, avanzato alle parti civili una proposta di risarcimento dei danni subiti. Sono morte cinque persone - ha concluso - la vita non sarà loro mai restituita ma un minimo di riparazione al danno prodotto per dimostrare la buona volontà è possibile, darebbe fiducia nella giustizia e nelle istituzioni».
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