Non sono solo i canili posti sotto sequestro dai Carabinieri, o i pensionati che accudiscono centinaia di cani in ville trasformate in enormi canili a far parlare di carenza di cure e controlli quando si tratta di animali in questa città, ma anche altri fatti, che restano avvolti troppo spesso nel mistero. Quali? Per esempio mercoledi 17 febbraio, attorno alle 17,30 sulla strada statale 100, più precisamente al bivio per Capurso verso la contrada Marrone, ignoti da un furgone giallo (tipo Ducato) buttavano fuori in malomodo gruppi di cani spaventati. Cani che poi, naturalmente, fuggivano sia per strada e sia in aperta campagna. I testimoni che poi si sono rivolti anche a questo giornale, chiamavano il ‘112’ che, però, consigliava di rivolgersi al ‘113’. Interpellata la Polizia di Stato, anch’essa rispondeva che non sapeva il da farsi. Sta di fatto che, pur rimanendo in attesa dell’intervento della forza pubblica, i testimoni di cui sopra non sono riusciti a parlare né con Polizia, né con Carabinieri. E infine sono andati via, anche loro.
Allora, da dove provenivano quelle bestiole? Che fine avranno fatto? Chi se ne liberava? Chi si è trovato a transitare su quella strada in quel momento? Chi può dare notizie più certe? A porre questa valanga di domande sono stati gli stessi testimoni del fattaccio di due settimane fa sulla strada statale 100, che hanno chiesto aiuto a questo giornale per saperne di più. E poi, magari, interpellare con maggiori dettaglia le associazioni animaliste. Eggià, perché quei poveri cani scaricati dal furgone quindici giorni fa sono gli stessi che vediamo morti ammazzati lungo le statali, schiacciati dalle auto e camion di passaggio. O quelli che ciclicamente entrano ed escono dai canili comunali, sempre più maltrattati e soprattutto senza alcun controllo da parte degli organi preposti. Ma che i comuni paghino a peso d’oro per curare gli amici a quattro zampe –si fa per dire- società che gestiscono i canili pubblici o privati in convenzione, in regime di monopolio, a Bari è un fatto antico e ormai accettato normalmente. Ragion per cui, se la lotta al randagismo non deve più restare uno slogan, ma tradursi in azioni concrete in questa Città, occorrono un canile pubblico, magari gestito dalle associazioni e un programma serio di sterilizzazione. Le associazioni animaliste, specie dopo il rinnovo della convenzione del Comune con la Mapia Srl, in questo periodo stanno chiedendo agli enti interessati di darsi da fare perché si realizzi un canile comunale, ma anche un piano serio di sterilizzazione dei cani randagi, come detto, con la reimmissione nel territorio. Non si contano più le petizioni lanciate nel corso di questi anni al Sindaco, anche per chiarire l' utilizzo di decine e decine di migliaia di euro stanziati dallo stesso Comune e dalla Regione Puglia, mentre restano sempre le risposte evasive o le dichiarazioni di intenti e promesse di ogni tipo. Certo è che il Comune ha elargito nell' arco di una quindicina d' anni circa sei miliardi di vecchie lire ad una ditta privata per il mantenimento dei cani accalappiati sul territorio, facendo spreco di denaro pubblico senza però risolvere il problema del randagismo. La legge, infatti, stabilisce che siano Comuni e associazioni a gestire canili sanitari e rifugi e non i soggetti privati, ma finquando le leggi resteranno nei cassetti o si continuerà a rinnovare convenzioni con strutture private in regime di assoluto monopolio, non potranno che ripetersi fatti poco edificanti per gli amanti dei cani, o avvolti nel solito mistero. Come quei poveri cani scaraventati giù da un furgone fermo sul ciglio della strada in aperta campagna, lungo una statale…..(fdm)
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