Enpa sui Canili abusivi: “Se collaborare significa raccogliere contributi, non ci stiamo…” |
| Giovedì 11 Marzo 2010 21:22 |
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Il nuovo Canile serve a poco e niente, e c’è chi ci marcia E quest’assegnazione di fondi da parte del Comune non offre alcuna garanzia, soprattutto quando la stessa è stata ed è in buona parte attuata mediante la stipula di convenzioni, con le tre Associazioni di cui sopra, a dir poco di dubbia legittimità: efficaci già a partire dall’agosto del 2008 e sino ad oggi piu’ volte rinnovate, esse prevedono infatti la corresponsione da parte dell’amministrazione comunale di un contributo ‘pro die’ per ogni cane dalle stesse custodito in terreni privati attrezzati con una semplice recinzione e ripari di fortuna. Terreni ben lontani dall’essere provvisti di quei requisiti minimi individuati dalla Regione Puglia per la “costruzione e/o l’adeguamento delle strutture di ricovero per cani” e sprovvisti di ogni autorizzazione di legge prescritta per il loro regolare funzionamento, a tutela tanto del benessere animale che della pubblica igiene. Insomma, veri e propri canili abusivi la cui attività, svolta in nome del “volontariato”, è stata, quindi, attraverso le solite convenzioni, formalmente legittimata ed alimentata da Comune e Azienda Sanitaria Locale in totale spregio delle disposizioni normative vigenti in materia. Comune e ASL che, di fatto, hanno in questo modo evidentemente creduto di poter frenare l’insistenza delle oramai innumerevoli richieste, di Associazioni e cittadini, di porre fine al protratto inadempimento degli obblighi di costruire un canile sanitario e un rifugio, di procedere ad una tempestiva sterilizzazione dei cani ritrovati vaganti, nonchè dell’obbligo di arginare i disastrosi effetti di tali inadempienze. E tutto ciò l’Amministrazione ha preferito fare, insieme all’ennesimo rinnovo della convenzione con l’ultra affollata struttura gestita dalla Mapia, piuttosto che impiegare i fondi così spesi nella costruzione ad esempio di strutture a norma, anche di piccole dimensioni, gestite direttamente, così come dalla legge previsto, dalle Associazioni medesime. Troppe domande senza risposta su responsabilità, contributi e animali Sorge spontanea una domanda : chi avrebbe dovuto, e dovrebbe tuttora, vigilare sul benessere degli animali custoditi dalle associazioni nei predetti terreni privati? E chi sul regolare e legittimo impiego dei contributi pubblici da parte delle stesse associazioni? Insomma, se Comune e ASL vigilassero come dovrebbero, sarebbero in realtà costretti a chiudere, in quanto sprovviste delle dovute autorizzazioni di legge, le strutture da loro stessi inserite nelle convenzioni stesse. Avrebbe dovuto vigilare nella stessa maniera anche l’Ufficio Diritti Animali del Comune di Bari, che ha funzionato fino a poco tempo fa sotto la direzione della stessa Anna Dalfino, sin quando ella stessa ha ricoperto la carica di consigliere comunale nella giunta Emiliano. Men che mai l’ENPA si sarebbe aspettato da Ada, Aca e Nati per Amarti’ un tanto accorato elogio nei confronti dell’operato del Comune di Bari e del sistema dei, per usare le loro stesse parole, “contributi a pioggia”dallo stesso Comune elargiti in loro favore: primo perché la pioggia, cadendo dove capita, rivela proprio, come detto sopra, la mancanza della dovuta pianificazione nell’impiego dei soldi pubblici su cui tutte le associazioni dovrebbero poter fare affidamento. E, in secondo luogo, perché tale elogio risulta essere a dir poco improvviso: non ci si può dimenticare di come la signora Anna Dalfino abbia innumerevoli volte e fino a pochi giorni fa, in nome e per conto dell’ACA, pesantemente attaccato la stessa amministrazione comunale accusandola di non adempiere agli obblighi di legge. “Non vorremmo credere che la semplice erogazione dei contributi da parte del Comune di Bari sia stata sufficiente all’ACA per trasformare il Sindaco da diavolo a santità e così dimenticare le vergognose condizioni in cui vivono i cani nella nostra città”, punta il dito la responsabile E.N.P.A. di Bari. Che, convinto come l’attività di un’associazione per la protezione degli animali non possa e non debba ridursi alle richieste di contributi pubblici (l’Enpa stesso e le altre Associazioni animaliste presenti sul territorio si autofinanziano attraverso le quote di iscrizione dei soci, le donazioni e i proventi derivanti dagli eventi organizzati per la raccolta fondi) bensì consistere nelle denunce dei maltrattamenti e delle violazioni delle leggi poste a tutela degli animali, nonché in campagne di sensibilizzazione ed educazione del cittadino- alla richiesta rivoltagli delle tre associazioni di collaborare con loro “in modo sostanziale e non polemico” è costretto a replicare che, se “collaborazione” per esse significa ignorare la costante violazione della normativa nazionale e regionale, alla cui formazione lo stesso ENPA ed altre associazioni di livello nazionale hanno tra l’altro contribuito per mezzo di accese battaglie condotte per lunghi anni, allora purtroppo tale collaborazione non sarà mai offerta, correndosi il rischio che la mancata denunzia delle irregolarità possa essere invece interpretata quale compiacenza ed omertà ….a danno proprio dei nostri poveri amici a quattro zampe! Francesco De Martino |
| Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Marzo 2010 12:09 ) |

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