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Enpa sui Canili abusivi: “Se collaborare significa raccogliere contributi, non ci stiamo…”

Giovedì 11 Marzo 2010 21:22

Il fatto che la sezione barese dell’Ente Nazionale Protezione Animali (E.N.P.A.) abbia lanciato sul Quotidiano di Bari del 13 febbraio scorso - in occasione della notizia del sequestro d’un canile abusivo da parte dei Carabinieri- un grido d’allarme sulla situazione relativa alla tutela dei cani nel territorio, e tentato di riportarla nell’alveo del rispetto della legislazione nazionale e regionale (cercando peraltro di spezzare il sistema, ormai consolidato, di compiacenze, quando addirittura non di complicità) è fatto che ha eccitato il risentimento di alcune associazioni animaliste. Piccate al punto dal richiamo che l’E.N.P.A. ha fatto alla legge, da sentirsi in dovere di buttarla in…. politica. Le colpe sono delle vecchie amministrazioni di centro-destra, esse dichiarano nella loro replica pubblicata sempre sul Quotidiano del 20 febbraio, assolvendo quella attuale che da ben sei anni guida il Comune di Bari. “Questa posizione non solo appare risibile ma è certo una ‘excusatio non petita’ perché si dimentica che almeno gli animali -nella specie i cani- non debbano essere vittime e strumento di lotta politica”, precisa L’avvocata Ambra Bucciero, responsabile barese dell’Ente Nazionale Protezione Animali. Se le risentite associazioni, A.D.A. ( rappresentata da Giovanna Vitale e Rosa De Benedictis), A.C.A. (Vicepresidente Anna Dalfino-ex consigliere comunale ed ex responsabile dell’Ufficio Diritti Animali del Comune di Bari) e Nati per Amarti ( Presidente Patrizia Giaquinto) avessero avuto a mente il principio della continuità amministrativa, non si sarebbero poste il problema del colore della Amministrazione, ma solo della sua responsabilità (quella attuale perdura da ormai sei anni). Così stando le cose, l’E.N.P.A., lungi dal voler sollevare la precedente amministrazione di centro-destra da ogni responsabilità in materia di gestione del problema del randagismo, non può però neanche assolvere quella attuale, così confermando quanto già rilevato: ovvero che non offre alcuna garanzia l’oramai abituale assegnazione, da parte dell’Amministrazione comunale, di fondi in favore delle Associazioni animaliste baresi quando questa assegnazione non è preceduta ed accompagnata da una pianificazione razionale sia degli interventi che dell’impiego del denaro pubblico, unica in grado di assicurare l’efficacia dell’azione amministrativa ai fini della risoluzione del problema randagismo. Pianificazione che, ove attuata, avrebbe consentito, ad esempio, la realizzazione di un canile ben piu’ capiente di quello il cui progetto il Comune di Bari, dopo ben sei anni di richieste da parte delle Associazioni e dei cittadini, ha recentemente approvato e che, per lo scarso numero di posti, risulterà essere assolutamente inidoneo non solo ad affrontare l’attuale emergenza ma anche, e soprattutto, ad accogliere tutti quei cani di proprietà comunale che attualmente vivono in condizioni inaccettabili e che meriterebbero di essere oggetto di specifici ed accurati controlli, nel canile gestito a Japigia dalla Mapia S.r.l..

Il nuovo Canile serve a poco e niente, e c’è chi ci marcia

E quest’assegnazione di fondi da parte del Comune non offre alcuna garanzia, soprattutto quando la stessa è stata ed è in buona parte attuata mediante la stipula di convenzioni, con le tre Associazioni di cui sopra, a dir poco di dubbia legittimità: efficaci già a partire dall’agosto del 2008 e sino ad oggi piu’ volte rinnovate, esse prevedono infatti la corresponsione da parte dell’amministrazione comunale di un contributo ‘pro die’ per ogni cane dalle stesse custodito in terreni privati attrezzati con una semplice recinzione e ripari di fortuna. Terreni ben lontani dall’essere provvisti di quei requisiti minimi individuati dalla Regione Puglia per la “costruzione e/o l’adeguamento delle strutture di ricovero per cani” e sprovvisti di ogni autorizzazione di legge prescritta per il loro regolare funzionamento, a tutela tanto del benessere animale che della pubblica igiene. Insomma, veri e propri canili abusivi la cui attività, svolta in nome del “volontariato”, è stata, quindi, attraverso le solite convenzioni, formalmente legittimata ed alimentata da Comune e Azienda Sanitaria Locale in totale spregio delle disposizioni normative vigenti in materia. Comune e ASL che, di fatto, hanno in questo modo evidentemente creduto di poter frenare l’insistenza delle oramai innumerevoli richieste, di Associazioni e cittadini, di porre fine al protratto inadempimento degli obblighi di costruire un canile sanitario e un rifugio, di procedere ad una tempestiva sterilizzazione dei cani ritrovati vaganti, nonchè dell’obbligo di arginare i disastrosi effetti di tali inadempienze. E tutto ciò l’Amministrazione ha preferito fare, insieme all’ennesimo rinnovo della convenzione con l’ultra affollata struttura gestita dalla Mapia, piuttosto che impiegare i fondi così spesi nella costruzione ad esempio di strutture a norma, anche di piccole dimensioni, gestite direttamente, così come dalla legge previsto, dalle Associazioni medesime.

Troppe domande senza risposta su responsabilità, contributi e animali

Sorge spontanea una domanda : chi avrebbe dovuto, e dovrebbe tuttora, vigilare sul benessere degli animali custoditi dalle associazioni nei predetti terreni privati? E chi sul regolare e legittimo impiego dei contributi pubblici da parte delle stesse associazioni? Insomma, se Comune e ASL vigilassero come dovrebbero, sarebbero in realtà costretti a chiudere, in quanto sprovviste delle dovute autorizzazioni di legge, le strutture da loro stessi inserite nelle convenzioni stesse. Avrebbe dovuto vigilare nella stessa maniera anche l’Ufficio Diritti Animali del Comune di Bari, che ha funzionato fino a poco tempo fa sotto la direzione della stessa Anna Dalfino, sin quando ella stessa ha ricoperto la carica di consigliere comunale nella giunta Emiliano. Men che mai l’ENPA si sarebbe aspettato da Ada, Aca e Nati per Amarti’ un tanto accorato elogio nei confronti dell’operato del Comune di Bari e del sistema dei, per usare le loro stesse parole, “contributi a pioggia”dallo stesso Comune elargiti in loro favore: primo perché la pioggia, cadendo dove capita, rivela proprio, come detto sopra, la mancanza della dovuta pianificazione nell’impiego dei soldi pubblici su cui tutte le associazioni dovrebbero poter fare affidamento. E, in secondo luogo, perché tale elogio risulta essere a dir poco improvviso: non ci si può dimenticare di come la signora Anna Dalfino abbia innumerevoli volte e fino a pochi giorni fa, in nome e per conto dell’ACA, pesantemente attaccato la stessa amministrazione comunale accusandola di non adempiere agli obblighi di legge. “Non vorremmo credere che la semplice erogazione dei contributi da parte del Comune di Bari sia stata sufficiente all’ACA per trasformare il Sindaco da diavolo a santità e così dimenticare le vergognose condizioni in cui vivono i cani nella nostra città”, punta il dito la responsabile E.N.P.A. di Bari. Che, convinto come l’attività di un’associazione per la protezione degli animali non possa e non debba ridursi alle richieste di contributi pubblici (l’Enpa stesso e le altre Associazioni animaliste presenti sul territorio si autofinanziano attraverso le quote di iscrizione dei soci, le donazioni e i proventi derivanti dagli eventi organizzati per la raccolta fondi) bensì consistere nelle denunce dei maltrattamenti e delle violazioni delle leggi poste a tutela degli animali, nonché in campagne di sensibilizzazione ed educazione del cittadino- alla richiesta rivoltagli delle tre associazioni di collaborare con loro “in modo sostanziale e non polemico” è costretto a replicare che, se “collaborazione” per esse significa ignorare la costante violazione della normativa nazionale e regionale, alla cui formazione lo stesso ENPA ed altre associazioni di livello nazionale hanno tra l’altro contribuito per mezzo di accese battaglie condotte per lunghi anni, allora purtroppo tale collaborazione non sarà mai offerta, correndosi il rischio che la mancata denunzia delle irregolarità possa essere invece interpretata quale compiacenza ed omertà ….a danno proprio dei nostri poveri amici a quattro zampe!

Francesco De Martino



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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Marzo 2010 12:09 )
 

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