E' stato un altro buco nell'acqua, un'altra presa per i fondelli, e non ci sarà nessun futuro e soprattutto nessuna rinascita per il complesso abbandonato Aldo Moro, quello di Ceglie del Campo, quello che da anni giace a pezzi nella periferia abbandonata di Bari, quello che porta il nome di colui che l'ha voluto perché il sud d'Italia compisse un altro passo verso la modernizzazione, e che invece ora è il simbolo del fallimento di tutto ciò che è stato fatto per la ripresa mezzogiorno. E davvero non ci potrà essere nessuna rinascita per la popolazione di Ceglie del Campo e di tutta la periferia barese, ed è proprio vero che tutto ciò che si fa di buono per il territorio, per la gente che vive nei sobborghi di Bari, lo si fa solo per interesse e per accaparrare dei voti. E nessuno potrà mai più arrogantemente affermare il contrario se dalle mura diroccate del vecchio edificio di Cegli pendono come adesso, vergognosi, gli striscioni abbandonati che portano scritto a caratteri cubitali rosso scarlatto la parola “rinascita”. Non c'è stata nessuna rinascita per il complesso Aldo Moro in quel di Ceglie e nemmeno per l'antica abazia Sant'Angelo situata a pochi metri di distanza da esso. E' stato tutto uno scherzo, un gioco vigliacco, un'altra presa in giro. E va bene, penseranno gli abitanti di Ceglie, che c'è di strano, c'eravamo abituati! Anni di false promesse da parte di politici e politicanti del luogo e forestieri hanno l'effetto della morfina: non solo ti rendono insensibile al dolore ma ti danno piacere, ti stordiscono e ti danno dipendenza. Proprio ciò che è successo alla gente di Ceglie del Campo, ormai qui c'è dipendenza verso la cattiva politica, verso le false promesse e se per caso esce un qualcuno che mette in luce la realtà, cerca di trovare soluzioni adeguate ai problemi che affliggono il territorio, loro non solo non lo sostengono ma lo denigrano e lo scacciano. Va bene, qualcuno potrà dire, se la sono cercati, è tutto colpa della gentaglia rozza e incolta di Ceglie, della marmaglia ignorante della periferia, se il complesso Aldo Moro e l'Abazia Sant'Angelo rimangono lì abbandonati e tutti se ne fregano; se la periferia di una città come Bari è afflitta da problemi sociali, se qui vi prosperano mafiosi di ogni genere, se vi sono problemi di ogni sorta è tutta colpa della gente, potrebbe affermare qualcuno. E non è certo colpa delle amministrazioni cittadine, del sindaco, dei consiglieri e degli aiutanti del sindaco e dei consiglieri, se nella periferia tutto va male, potrebbero sostenere altri. E non ci sarebbe da meravigliarsi se questi ultimi avessero persino l'ardire di continuare dicendo che la gentaglia di Ceglie, Carbonara, Loseto e di tutta la periferia barese dovrebbe persino ringraziare il signor Emiliano e il suo staff di aiutanti e lacchè se ha ancora la speranza di un futuro. Già perché ormai tutti lo sanno che il futuro che attende la periferia è quello di diventare un cantiere edile e che molti costruttori si contendono la pala per iniziare al più presto i lavori e guadagnare un mucchio di soldi. Peccato che non ve ne sia nemmeno uno disposto ad intraprendere i lavori di riqualificazione del suolo abbandonato dell'Opera Pia dove sono locati il complesso Aldo Moro e l'abazia Sant'Angelo, e che da anni ormai tutte le gare d'appalto per i lavori vadano deserte e nessuno si presenti con dei progetti validi. Ma forse qui in gioco non ci sono grandi interessi e la cosa non fa gola a nessun politico e imprenditore o l'interesse è proprio quello di mantenere la cosa immobile in vista di qualche altro progetto futuro più redditizio per i soliti noti. Già il futuro, che bella parola, ormai a Ceglie il futuro ha smesso ormai da tempo di pensare o dovremmo dire che la gente di Ceglie che ha smesso di pensare ad esso, afflitta com'è dai problemi del presente. Ma lasciamo stare il futuro, abbiamo capito che lui e la gente della periferia non sono mai andati d'accordo e concentriamoci sul passato, quello molto remoto. Se si fa un giro per il perimetro dell'Aldo Moro e si salta il muretto di recinzione e ci si avventura per i ruderi di pietra e cemento delle fondamenta ci si trova difronte uno spettacolo degno di un film di Hollywood, di quelli avventurosi alla Indiana Jones. Ci si trova immersi in una vera necropoli, fatta di tombe a cratere, cunicoli che sembrano canali per l'acqua ed altri particolari che farebbero gola a qualsiasi archeologo. Beh...qualsiasi archeologo, tranne quelli della soprintendenza ai beni archeologici, perché loro dopo averci messo piede (probabilmente durante gli scavi per la costruzione delle fondamenta) ed aver lasciato reti e reticolati e tracciati degni di un minuzioso lavoro di scavo archeologico, hanno tolto le tende e se ne sono andati. Ora rimangono solo le tombe vuote, e chissà che fine ha fatto ciò che c'era dentro! Il passato è stato di certo più generoso con Ceglie ed i suoi abitanti di quanto il futuro si prospetti di fare, peccato che la solita incuria, la solita ignoranza ed il consueto menefreghismo delle istituzioni comunali non permetta al passato di dare a Ceglie un degno futuro. Ci si potrebbe fare un museo di quegli scavi e delle reliquie che si nascondono di certo ancora nel sottosuolo, e ci si potrebbe portare i ragazzi a vederle e questi crescerebbero di certo diversamente da come crescono oggi, circondati solo di violenza, delinquenza, povertà e degrado. Si potrebbe ad esempio fare degli altri lavori di scavo ed obbligare la soprintendenza a tornarci su quegli scavi, e si potrebbe fare come si è fatto con l'istituto scolastico Calamandrei, a due passi dall'Aldo Moro, quando durante gli scavi delle fondamenta è stata trovata una necropoli di centoquarantacinque tombe e si sono poi intrapresi dei lavori per conservare le reliquie e permettere a tutti di osservare le tombe. Si potrebbe fare, certo, ma qui è doveroso usare il futuro...e l'abbiamo già detto: il futuro non va d'accordo con Ceglie.
Mirko Misceo
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