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BARI- Di là non se ne andranno, lettere a prefetto e ministri o proteste degli inquilini che abitano attorno all’ex Mercato Occupato di Poggiofranco. Loro, i ragazzi, studenti e precari che da due mesi hanno messo piede in quei locali abbandonati di via Carrante chiudono le prime due settimane di petizione superando il traguardo, appunto, delle 500 firme. Un numero che di fatto rappresenta una sorta di censimento di tutti coloro che in questo breve arco di tempo hanno attraversato i locali di una struttura che fino a due mesi fa era chiusa, inaccessibile e inutile, ci tengono a precisare subito. Cinquecento firme che raccontano di persone reali e non fantasmi che protestano nei condomini e che condividono un progetto di riscatto per una generazione e per uno spazio, per un quartiere e per una città che vuole proporre e praticare l’alternativa rispetto all’attuale gestione della cosa pubblica messa in campo dalle classe dirigenti. Firme, dicono i più entusiasti, che contengono la storia di un’azione politica, il sostegno concreto a un collettivo che attraverso l’autogestione, l’autofinanziamento e l’autorganizzazione sta mettendo a disposizione il proprio tempo e la propria passione per costruire e costruirsi all’interno di un piccolo pezzo di città e per rappresentare un modello per molti giovani che oggi si lasciano uccidere dal tedio del precariato. “Oggi le nostre firme hanno un valore importante che annulla il tentativo di isolamento e il clima da caccia alla streghe che il fantomatico “comitato del quartiere” ha provato a creare intorno a noi, per “tutelare” il prezzo del proprio immobile da una fonte di degrado urbano quali appariamo ai loro occhi, per difendere il proprio privilegio in un quartiere che loro immaginano sempre silenzioso, sempre immerso nella noia borghese, sempre e soltanto “loro”. Hanno raccolto 120 firme per evitare che il luogo venisse adibito alla seconda accoglienza per i rifugiati politici che in questa città molto spesso dormono nelle piazze e nelle strade svegliati nel cuore della notte dalla polizia municipale. “Hanno proposto anche a noi di firmare quella petizione becera e orrenda. Ci siamo ovviamente rifiutati di tradire le nostre idee e, soprattutto, quelle sorelle e quei fratelli che fuggono dalla tragedia , per ottenere il loro facile quanto opportunistico consenso. Da quel giorno ci hanno dichiarato guerra, con continue diffamazioni, umiliazioni verso noi e verso i loro figli, che da ragazzi del quartiere vivono il Mercato Occupato e lo riconoscono ormai come centro di aggregazione e cultura”, ragionano i ragazzi del Collettivo Ex Marcato Occupato. In realtà la situazione si sta arroventando, specie dopo la nota dell’ex consigliere Cipriani inviata ai ministeri competenti _di cui informiamo a parte) ma i ragazzi sono decisi a rispondere colpo su colpo. “Hanno inscenato una parata neofascista condita di parlamentari e consiglieri comunali del Popolo della Libertà, hanno riesumato e reinventato in termini giustizialisti il veterano delle cause perse Luigi Cipriani, hanno riciclato quelle stesse firme della petizione razzista contro di noi, probabilmente cambiando il solo testo a fronte. La nostra migliore risposta è sempre stata il lavoro che abbiamo portato avanti per dare gioia,vita e musica ad uno spazio che loro preferivano sì degradato e mal frequentato, ma nel silenzio. Noi –si legge in un altro loro volantino- abbiamo resistito alle loro ingiurie accanto ai cittadini del quartiere che ci hanno da sempre sostenuti con tanti piccoli gesti quotidiani e che riempiono e fanno riempire ogni giorno la nostra petizione, che comunque continuerà. Ed oggi, a dispetto degli interessi di questi pochi, la collettività di Poggiofranco è arricchita di un nuovo spazio sociale riconosciuto dagli stessi abitanti come fulcro di produzione culturale, artistica e politica”. Rispetto a questo modello che da un quartiere si espande nella città e riunisce e riqualifica una generazione di subalterni partendo dall’esperienza territoriale vorremmo esprimere la nostra opinione su un paio di questioni. Gli occupanti considerano strumentale il tentativo di alcuni giornali di identificare la nostra esperienza politica, chiaramente caratterizzata dal segno dell’autonomia, come funzionale e addirittura organica all’interno delle dinamiche di un partito che oggi ha incarichi nelle istituzioni locali al governo, anche perché effettivamente all’interno del Mercato Occupato non esiste un solo attivista che sia partecipe o quantomeno inserito nei progetti di aggregazione giovanile di quel partito, che si chiamino fabbriche o quant’altro. La politica di partito resta ancora fuiori dai cancelli dell’ex mercato occupato a via Carrante….
Francesco De Martino
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