La Dec e le incompatibilità di Emiliano |
| Venerdì 27 Gennaio 2012 16:18 |
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Un’altra tegola giudiziaria è caduta sull’impero dei Degennaro, la Dec, che a Bari, alle amministrative del 2009 presentò una propria lista a sostegno della riconferma di Michele Emiliano a sindaco della città. Un appoggio elettorale che, come è noto, il sindaco ripagò al momento della formazione della nuova giunta con la nomina ad assessore di una Degennaro, Annabella per l’appunto, che pur non figurando nella lista né degli eletti, nè dei candidati al Comune di “Realtà pugliese” (il partito emanazione diretta della Dec), si conquistò un posto in plancia di comando nell’Ente pubblico con cui la ditta di famiglia aveva, ed ha, considerevoli rapporti mega milionari. In altri tempi sarebbe bastato il solo sospetto di un potenziale conflitto d’interessi a mettere in crisi una maggioranza al Comune di Bari e ad aprire una crepa politica all’interno delle forze della coalizione di governo cittadino. Per non parlare poi delle conseguenze che si sarebbero verificate sul piano mediatico ed elettorale a seguito di una simile decisione. A Bari però non si è registrato nulla di particolarmente eclatante, né in consiglio comunale, né fuori dell’Aula, quando il sindaco rese nota la sua decisione di dare alla Dec il proprio rappresentante in giunta. Prescindendo dalle paventate motivazioni politiche di circostanza, in sostanza la Degennaro nella giunta Emiliano era il simbolo della forza e della potenza di un’impresa nella Civica amministrazione. Non ci risulta che nel capoluogo pugliese, né in altri grandi Comuni, un sindaco abbia mai portato nella propria squadra assessorile esponenti familiari delle maggiori imprese beneficiarie dell’attività di spesa della cassa pubblica cittadina. Come si ricorderà, alle amministrative, sia nel 2004 che nel 2009, tanti elettori baresi, anche non di centrosinistra, nel segreto delle urne preferirono Emiliano perché dichiarava di essere sceso in campo (proprio come Silvio Berlusconi nel 1994!) per “rinnovare la politica” in nome “dell’antipolitica”.Emiliano, infatti, si dichiarava espressione della società civile, e per questo ebbe la fiducia di molti elettori baresi anche non della sua parte politica, proprio in virtù della sua estrazione professionale. Molti, infatti, credono che un magistrato debba considerarsi moralmente e politicamente integerrimo “ipso iure”! Ora, dopo circa otto anni da quando il sindaco sceriffo (così soprannominato a seguito dei suoi interventi a fianco dei vigili urbani, a caccia di auto in sosta vietata) guida l’Amministrazione barese, le nebbie che si addensano sul Palazzo di corso Vittorio Emanuele sono ancor più fitte di quelle che lo avvolgevano durante la Prima Repubblica. Quest’ulteriore vicenda giudiziaria che vede coinvolta la galassia imprenditoriale della famiglia Degennaro getta un’altra ombra su una Amministrazione già interessata da numerose inchieste, in cui compare la stessa Dec (vedi direzionale San Paolo, parcheggio piazza Cesare Battisti, alloggi di via Papacena), che suscitano pesanti sospetti. Non va infatti dimenticato che, a Bari, la famiglia Degennaro è presente in consiglio comunale con un proprio partito di riferimento (Realtà pugliese) a sostegno del sindaco Emiliano, e che fino a poco tempo fa vantava pure un assessore di famiglia.“E’ avvilente - sostengono molti baresi - assistere alle esternazioni di un Primo cittadino, per altro pm in aspettativa, che con disinvoltura ignora l’attività giudiziaria che incombe sull’attività imprenditoriale di uno dei suoi maggiori gruppi di riferimento, e poi si erige pure a paladino della legalità e trasparenza nella vita politica di Bari e della Puglia”. Infatti, è alquanto strano che ad un politico come Emiliano, proprio in queste settimane impegnato ad atteggiarsi a leader di levatura nazionale, sfugga il noto detto sulle qualità della moglie di Cesare. E nelle vicende baresi della Dec, non pare di certo che la moglie di Cesare possa considerarsi al di sopra di ogni sospetto. Giuseppe Palella
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