Bici, paradiso degli sfrontati? |
| Martedì 31 Gennaio 2012 14:48 |
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La situazione rifornimenti va normalizzandosi ma il segno resterà . Dicono gli anziani che era dal dopoguerra che non si vedeva circolare tante biciclette a Bari come nella scorsa settimana. Si sono visti persino genitori pedalare per condurre a scuola bambini accomodati sulla canna del telaio. E nei pressi delle scuole, in mezzo a motorini meno numerosi del solito, quante biciclette. Per non dire del ridotto numero di due ruote ‘ancorate’ per strada, segno evidente di una maggiore circolazione di questi simpatici, teneri, rudimentali mezzi di locomozione che, come tutte le cose semplici, alla prima occasione si prendono una quieta rivincita su una tecnologia algida e spocchiosa, spesso fine a sé stessa e più vulnerabile di quanto s’immagini. Le rivincite dei deboli sono oasi in deserti di sconfitta, nel caso però del ritorno della bicicletta a Bari siamo forse in presenza di una riscoperta più che d’un amaro ripiego. Con la super volata oltre ogni ragionevolezza, i Vigili che non perdonano la più veniale infrazione, grattini costosi e poco pratici, bus inaffidabili, distanze non sempre percorribili a piedi e la necessità di smaltire grassi e tossine accumulati in ore di stasi davanti a schermi a cristalli liquidi, quale bella alternativa è la bicicletta. Ma attenzione agli inconvenienti di un ritorno al pedale così massiccio da trovare impreparate strutture e tessuto sociale. L’aumento dei furti e il fastidio di pali e transenne sempre più affollati di ruote e telai per assenza di rastrelliere sono aspetto marginale di quello che può diventare un serio problema. Dobbiamo prepararci ad una circolazione stradale complicata da pedalatori senza coscienza? Si sa, non esiste obbligo di targa per le biciclette, per cui si pedala sui marciapiedi, si procede contromano, si ignorano semafori, si negano precedenze. La Legge finge di non vedere o, peggio, snobba queste ‘leggerezze’. Agli occhi di Vigili, Poliziotti e Carabinieri biciclette e ciclisti sono niente di serio. Le relative infrazioni sono di fatto equiparabili a marachelle da bambini. Sicché ai tutori dell’ordine sembra disdicevole farsi vedere mentre a ciclisti intimano l’alt, chiedono documenti, contestano un’infrazione. Eppure, codice alla mano, i ciclisti possono essere multati per eccessivo logorio dei battistrada e dei pattini dei freni, per assenza di segnalatore acustico, mancato funzionamento dei fanali, assenza dei catarifrangenti... Teoricamente chi pedala può essere sottoposto al test del palloncino. E invece nulla, nessuno che rischia la faccia per quelle che tutti giudicano “cosette” se confrontate col solito “ben altro” di cui doversi occupare in materia di circolazione stradale. Si tratta di un errore concettuale che segnala l’abisso che separa una Bari da una Ferrara (e lasciamo stare Oslo o Helsinki). Se non vogliamo vedere le strade di Bari intossicate da un nuovo popolo di furbetti impuniti, sarà il caso che le forze dell’ordine comincino a lanciare segnali chiari. La bicicletta è qualcosa di più di un preistorico mezzo di locomozione, è messaggio ecologista, è elogio della lentezza, è strumento di rieducazione dello spirito. Non lasciamo in questa Bari tanto bisognosa di crescita in fatto di senso civico che la bicicletta decada a nuovo paradiso degli sfrontati. Italo Interesse |

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Commenti
Chi usa la bicicletta a Bari è un eroe che deve continuamente guardarsi da automobilisti e motociclisti che sfrecciano a pochi centimetri incuranti della vita altrui.
Se fossimo in tanti ad usare la bicicletta la città sarebbe più vivibile e non inquinata. La salute di tutti ne trarrebbe giovamento.
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