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Canzoni in bilico tra ‘pubblico e privato’

Ecco Ugo Mazzei con un bel disco infarcito di canzoni, storie, liriche, ricordi, musica e parole. Ecco ‘pubblico e privato’ (prodotto da Lugi Piergiovanni per Interbeat) quattordici strenne su cd da regalarsi e regalare in anticipo rispetto a Natale; quattordici brani da ascoltare e riascoltare per entrare in un personaggio nuovo della musica italiana. Derek Wilson e Beppe Ripulso alle batterie, Biagio Martello, Sebastaiano Forte alle chitarre, Gabriele Agosta alle tastiere, Massimo Pennini e Corrado Giardina a basso e contrabbasso e Salvino Strano alla fisarmonica danno il ‘la’ ai brani di Mazzei: canzoni di fascino, depurate dai compiacimenti che accompagnano da un po’ di tempo molti autori delle ‘novelle vague’ nostrana. Non Mazzei che canta il suo personalissimo repertorio con impatto diretto e immediato, che se da un lato mette in discussione certi luoghi comuni della musica cantautorale impegnata, dall’altra mette in evidenza per la prima volta un talento senza orpelli e concessioni. Siciliano di Siracusa trapiantato ormai da tempo nella Roma post-felliniana che fagocita e ispira, quella Roma culla (ma ne è passata di acqua sotto i suoi ponti…) della musica d’autore, come detto, in crisi d’identità.

Allora, Mazzei, questa crisi c’è,oppure no?

C’è nella misura in cui scaviamo attorno a chi fa cultura, nel senso che la canzone d’autore soffre perché, come nella poesia e nell’arte in generale, chi produce o scrive canzoni è carnte di humus culturale. Insomma, vorrei dire che chi scrive e inventa musica o parole, a volte se la canta e se la suona perché non c’è a fargli da supporto un bagaglio culturale di peso, di sostanza. Però, se c’è anche solo la gioia di esprimere qualcosa di vero, per se stessi o per gli altri, beh, allora cambia tutto”. In che senso, scusi? Ho sempre amato la musica di tutti i generi, fin dall’inizio ho frequentato scuole di musica, ma soprattutto è stato mio padre ad iniziarmi con la sua collezione di dischi di Fabrizio De Andrè. Sì, sono nato e cresciuto con le opere più belle di Andrè, e chiaramente la strada che ho percorso dopo è stata anche quella della canzone più classica francese, da Brassens a Brel, fino a Leo Ferrè. Ma tra i tanti chansonnier d’Oltralpe, quello che m’è entrato di più nella tesa e nel cuore è stato sicuramente Chrales Trenet, la voce per eccellenza.

Che però non l’ha influenzata, visto che jazz ce n’è pochino, nelle canzoni di questo disco

Sì, ma la chiave di lettura è diversa per ogni disco. Ad esempio, l’impronta è maggiormente pop in ‘pubblico e privato’, ma ci sono arrangiamenti meno marcati di jazz per dare un’idea diversa da trasmettere a chi ascolta. E cioè, per farti un altro esempio, trasmettere immagini, un po’ come nei film: i fuochi che si accendono ogni notte in fila sulla Salaria, sai, sono uno spettacolo. Uno spettacolo che fa da filo conduttore nella storia d’una vecchia compagna d’Università incontrata sulla strada, come in ‘lucciole sulla salaria’ o come quella del giornalista che va per fare un’intervista e si ritrova a fare i conti con un serial-killer. Eppoi ci sono ancora i giochi di parole, come in ‘Brigida’, forse il pezzo a cui sono più affezionato. “….è frigida eppure a volte sanguina/se mi diventa anemica/io cosa farò?”    

Eppoi c’è un brano che riporta a Gaber, vero?

Touchè, Giorgio Gaber è un autore che mi ha sempre affascinato, che sto cercando di recuperare attraverso lo studio meticoloso del suo enorme repertorio, senza parlare del suo Teatro Canzone. Il secondo brano del mio disco ‘pubblico e privato’ lìho scritto sicuramente pensando a lui, con quest’Italia che va e che rinascerà solo quando tutto il Parlamento se ne andrà a Cinecittà”.

Francesco De Martino

 

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