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Lunedì 26 Luglio 2010 19:37 |
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In passato la pratica religiosa non si fermava alla messa della domenica o degli altri giorni comandati. Andava oltre, allargandosi ad una serie di gesti che segnalavano la forza con cui il sentimento cristiano era radicato. Ancora fino ai primi anni sessanta era comune vedere gente farsi il segno della croce nel passare davanti ad una chiesa o ad un edicola. E se per strada transitava un corteo funebre i Vigili si irrigidivano attenti portandosi la destra alla visiera. Erano tempi in cui si moriva in casa piuttosto che in ospedale, per cui non era raro scorgere qualche sacerdote paludato dei paramenti sacri raggiungere casa di qualche moribondo tenendo tra le mani una pisside e preceduto da un chierichetto che reggeva una lunga asta in cima alla quale era collocato il crocifisso ; la gente non mancava di segnarsi. Ancora per strada non era inusuale incrociare qualche bambino vestito con una tonachetta a imitazione di quelle calzate dai monaci antoniani (si trattava di bambini scampati a qualche malattia per intercessione del Santo di Padova e così vestiti dalle mamme per grazia ricevuta) ; ebbene, non c’era passante che non avesse per il piccolo una parola, un gesto di simpatia. I mendicanti usavano sdebitarsi mettendo nelle mani del loro benefattore una figurina sacra. Altri sventurati si affidavano alla pietà del prossimo disegnando coi gessetti colorati sul selciato volti di Madonne su cui passanti caritatevoli depositavano monete. E oggi? Oggi la devozione popolare non è più fatta di piccoli gesti. Si preferisce la grossolanità di crocifissi appesi al collo per catene d’oro pesanti un chilo o la pacchianeria delle edicolette da balcone o da giardino condominiale. Oppure si ‘ornano’ angoli di strada di piccole lapidi corredate di portafiori a ricordo della morte di un pedone, un centauro, un automobilista. Non di meno, un po’ a sorpresa, l’antico sentimento ha ancora qualche guizzo. La cancellata di un antico stabile che si affaccia su viale Unità d’Italia reca inserita nel suo disegno una corona di spine. L’inserimento – di buon gusto - è tanto felice quanto discreto, per cui farvi caso non è facile. Forse proprio per questo i pochi che ne sono a conoscenza non trascurano transitando là davanti di volgere la propria attenzione a questo segno di fede. Non nascondiamo d’aver provato una sottile emozione ieri l’altro nel vedere una giovane mamma mentre spingeva il carrozzino con la propria creatura fermarsi un attimo a posare un indice su una delle spine della corona. Un gesto semplice, discreto, lontano dalla sciatteria di un frettoloso segno di croce o dalla platealità ostentata di un triplice bacio. Consola l’idea che la migliore cristianità non sia morta.
italointeresse@alice.it
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 26 Luglio 2010 20:06 )
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