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“Ti fiabo e ti racconto”:Teseo tra kitch e barocco

Ancora con un bilancio lusinghiero in fatto di presenze e qualità si è chiusa a Molfetta l’ennesima edizione di “Ti fiabo e ti racconto”, il festival di teatro ragazzi che da quindici anni si tiene a Molfetta presso l’Anfiteatro del Parco di Ponente. La giuria ha premiato con l’Uccellino Azzurro 2010 “Alice” della compagnia Fratelli di Taglia (Riccione). Affermazione di particolare prestigio per gli amici romagnoli che con altro lavoro si erano già aggiudicati lo stesso premio anni addietro. Non bastasse, Giovanni Ferma (uno degli autori e degli interpreti di “Alice”) è stato riconosciuto miglior attore dell’edizione 2010. Un successo che nel verdetto dei giurati ha trovato la seguente espressione : “Uno spettacolo dalle magiche atmosfere dove il fantastico e il comico esplodono”. Terminata la cerimonia di premiazione, la serata si è  chiusa con uno spettacolo fuori concorso di Teatro del Drago (Ravenna). “Grande Circo Nave Argo” coniuga con molta ambizione le suggestioni del mito con quelle circensi. La celebre storia di Teseo e del Minotauro viene portata sulla pista d’un circo immaginario da una compagnia di clow-attori che, ovviamente, traducono tutto nei termini a loro più congeniali. Sicché lo spietato Re Minosse diventa il Direttore, il battagliero Teseo il domatore, l’Arianna del filo una vertiginosa equilibrista, l’incauto Icaro un temerario trapezista, il grande architetto Dedalo un marionettista.... Resta il Minotauro, che un abile gioco del riciclo di materiali esausti o da discarica assembla nelle forme d’uno stravagante marchingegno-fantoccio. Il ricorso al materiale riciclato è un po’ il leit motiv di questa un po’ esagerata sarabanda. Sul piano scenografico-costumistico ‘Grande Circo Nave Argo’ dà di psichedelico, di bazar cinese, di fiera del ciarpame, di stanza di bambino in disordine.... A suo modo barocco, questo spettacolo di Francesco Niccolini e Mauro Monticelli, interpretato dagli stessi e da Fabio Pignatta per la regia di Renato Bandoli, concede solo di rado sprazzi di autentico divertimento, apparendo più che altro preoccupato di stupire, peraltro senza voler strappare a tutti i costi l’Oh... bensì apparendo pago d’imporre la sua cifra kitch. Rilevante nell’economia della messinscena l’apporto delle musiche scritte da Pascal Comelande, una colonna sonora composta utilizzando strumenti tradizionali e strumenti-giocattolo. Il risultato appare riflesso speculare di quanto accade sulla scena e con gli stessi limiti e pregi, nel senso che l’egemone assillo musicale concede oasi di obiettivo fascino. Allestimento apoteotico, l’ultima produzione Teatro del Drago resta sospeso sul filo d’una terra di nessuno. Il circo c’è e non c’è, il mito pure. A meno di volere vedere proprio in questa ambiguità la forza di ‘Grande Circo Nave Argo’, resta l’impressione di un eccesso di fantasia che brucia strada facendo uno spunto di sicura originalità.

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