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E la mamma di Riccardo Scamarcio si riconferma pittrice d’avanguardia

Sabato 05 Marzo 2011 15:18

Irene Petrafesa in passerella a Roma, dal 10 marzo. “Nessuna direzione” è una rassegna che fotografa la perdita dei valori dell’uomo d’oggi, ma c’è l’Arte ad offrire ad Adamo il filo d’Arianna

Ormai non abbiamo più scampo. Abbiamo toccato il fondo, siamo sprofondati nel labirinto e da un momento all’altro possiamo finire nelle fauci del Minotauro. Con l’aggravante di non avere più a nostra disposizione il salvifico filo d’Arianna, quell’Arianna abbandonata dall’ingrato Teseo e tratta dalla disperazione dall’intervento del dio Bacco. Delusa e ferita nell’orgoglio, non vuole più saperne di altri salvataggi, anche nel timore di subire altri tiri mancini.E allora? E allora siamo nel caos più totale. Da questa amara considerazione prende le mosse la mostra di Irene Petrafesa, dal titolo “Nessuna direzione”, che il 10 marzo si apre a Roma nella galleria “Sesto Senso Art Gallery”, in via dei Maroniti 13-15.  Mostra che vede in passerella circa trenta dipinti, ossia la più recente produzione della mamma di Riccardo Scamarcio che si conferma pittrice d’avanguardia di straordinaria sensibilità e sempre in grado di interpretare lo spirito dei nostri tempi.“E’ una rassegna – osserva la nostra interlocutrice – che sottolinea la staticità in cui si dibatte l’uomo odierno; un uomo quasi ingessato, bloccato in un involucro che non gli permette alcun movimento. E’ annientato dalla perdita crescente e costante dei valori ed ora non sa più da che parte andare”.Ma davvero non c’è più via di scampo per uscire dal labirinto e riconquistare la libertà perduta? I dipinti di Irene parlano chiaro, la gamma dei colori è ridotta al lumicino, come attestano le opere “Profili” e “Asfalto”. Sono del tutto scomparsi gli avvincenti affondi degli esordi in cui l’artista si muoveva con tutta la sua baldanza coloristica per denunciare soprusi e attentati all’ambiente, mettendo a nudo lo squallore delle periferie, l’abbandono totale di certe realtà imprenditoriali destinate a rappresentare solo retaggi di archeologia industriale. Tutto perduto dunque in un mondo che dà più peso all’avere che all’essere? No, Irene non ci sta. E allora ricorre ad un personale escamotage. A suo avviso, è l’Arte che può ancora offrirci il filo d’Arianna. E in tale alveo la nostra indomita pittrice ritrova l’ardire dei vecchi tempi. Ricorre alla sua tavolozza policroma e comincia dal rosso fuoco. Un rosso che dapprima si affaccia timidamente con un’ellisse rubizza in una mare completamente niveo. Per poi conquistare ulteriori spazi in un’opera successiva in cui il rosso,ancora più dilatato, si accompagna a grigi, gialli e neri. Quasi un perentorio invito a scendere anche noi in piazza, e batterci a singolar tenzone per ridare ossigeno e possanza all’antica speme. (m.v.c.)



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