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Nel 1970 Richard Bach pubblicò “Il gabbiano Jonathan Livingston”. Nel giro di un anno il libro divenne un best seller. Il successo aprì anche la strada ad un apprezzato film di Hal Bartlett. I successivi libri dello scrittore statunitense (“Biplano”, “Nessun luogo è lontano”...) non raggiunsero più quella vetta e poco a poco l’oblio toccò pure alla storia del gabbiano dissidente. Ma nella quarantina d’anni che sono passati il mondo ha cambiato pelle. Ritrovando slancio il tema della rivolta individuale contro l’omologazione, la creatura di Bach ha ripreso a volare. Non ci risulta sia tornata sul grande schermo, ha però fatto da musa ad una formazione beneventana (Algebra) che nella strada indicata dagli epigoni del rock progressive vede la migliore possibilità per narrare l’urgenza tutta contemporanea di uscire dal branco e ritrovare la libertà. “JL” - questo il titolo del disco - è, come si diceva all’epoca, un concept-album, ovvero un prodotto discografico dove ogni brano ruota attorno ad un unico tema o dove l’insieme dei brani sviluppa complessivamente una storia. L’idea di Algebra è appunto quella di mettere in musica l’auto liberazione del gabbiano ribelle. Gestita con successo, l’idea fa di “JL” un disco prezioso e appassionante, un disco in aperta controtendenza, musicalmente coerente, piuttosto ambizioso e abbastanza originale. Questa produzione Amsrecords non vuol suonare come un nostalgico omaggio a Maestri che tra l’altro neanche più si sognano di tornare sui loro passi, bensì – crediamo – come rilancio della funzione sociale della musica, la quale al pari di qualunque espressione artistica ha sì il dovere di ricreare, ma pure quello di ‘formare’ il fruitore, nel senso di istillargli il culto del Bello insieme al piacere della curiosità e dell’autocritica. Algebra vuol dire Mario Giammetti, Rino Pastore, Roberto Polcino, Francesco Ciani e Maria Giammetti, un quintetto rispettabile al punto da meritarsi le collaborazioni di Steve Hackett (proprio lui, la mitica chitarra dei Genesis), Aldo Tagliapietra (Orme), Lino Vairetti (Osanna), Goran Kuzminac ed altri ospiti di prestigio. Frammentato in venti sezioni, l’ultimo disco firmato Algebra si impone per il vigore e la coerenza della cifra epica. Un entusiamo fresco ma mai ingenuo ed una passione palpabile innervano un prodotto musicale suscettibile di evoluzione teatrale. “JL” opera rock? A farci pensare in questi termini concorrono le otto oasi strumentali. Break coreutici collocati al loro interno potrebbero fare il paio con proiezioni su maxi schermo nel corso dell’esecuzione dei brani dove più didascalico è il racconto dell’ascesa di Jonathan verso la Luce. Con coraggio Algebra si schiera e a ragion veduta domanda attenzione.
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