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Finti delegati, alleati infidi

Sabato 04 Febbraio 2012 19:52

 A pochi giorni dalla rovinosa ‘notte di Taranto’ una delegazione giapponese venne a visitare il teatro della tragedia

 

Alle 23 dell’11 novembre 1940, aerosiluranti britannici decollati novanta minuti prima dalla portaerei Illustrious piombavano su Taranto mettendo fuori combattimento la nostra flotta. Fiumi di inchiostro sono stati versati a proposito di nemici audaci,  italiani traditori e difese inadeguate. La polemica in proposito non si è ancora spenta. Stranamente, poco o nulla è stato detto di quella delegazione giapponese giunta in ‘visita’ a Taranto alcuni giorni dopo la rovinosa incursione. Un contrito omaggio ai 58 marinai italiani caduti e a navi così danneggiate da rimanere fuori combattimento per quasi un anno, in alcuni casi non rientrando più in servizio? Formalmente sì. Nella sostanza delle cose, no. L’interesse dei nostri alleati (il Patto Tripartito fra Germania, Giappone e Italia era stato firmato il 27 settembre dello stesso anno) aveva per oggetto la capacità offensiva di aerosiluranti a danno di navi alla fonda in una base militare. Ciò conferma che i giapponesi disegnavano di colpire proditoriamente gli USA già da molto prima (l’attacco a Pearl Harbour avvenne il 7 dicembre 1941, cioè a più di un anno di distanza). E’ da credere, da come andarono le cose, che dalla lezione italiana i nipponici abbiano tratto molto più insegnamento di quanto avrebbero dovuto trarne gli statunitensi. Ma torniamo a questa delegazione giapponese di cui fa paura la sollecitudine con cui si presenta a cadavere ancora caldo e dopo aver affrontato un lungo e rischioso viaggio aereo. E meraviglia pure questo suo non fare notizia, questo scivolare tra i fumi di una città ancora in ginocchio. Che accoglienza venne riservata dall’Autorità militare italiana a uomini rimasti senza nome e venuti apparentemente per deporre una corona d’alloro da qualche parte? In  un clima di grave prostrazione, il gesto cavalleresco e la soggezione psicologica verso il potente alleato disposero gli Alti Comandi ad un atteggiamento di scarsa dignità. Sicché, nell’idea che ciò sarebbe servito a scansare la stessa catastrofe al lontanissimo alleati, gli uomini di quella delegazione vennero lasciati liberi di studiare rapporti, scattare fotografie, raccogliere schizzi e testimonianze. In altre parole, gli ‘osservatori’ giapponesi (perché tali erano) ebbero agio di frugare tra i nostri panni sporchi. E’ chiaro che l’Autorità fascista era lontana dall’immaginare i giapponesi interessati alla nostra tragedia da una visuale diametralmente opposta. Ci fosse stata più lungimiranza, non ci sarebbe stata alcuna accoglienza. Un conto è mettere in guardia un ‘amico’ da un rischio comune, un altro è spalancargli sia pure indirettamente la strada verso invidiabili trionfi militari. Da sempre l’essere alleati non estirpa la malerba della gelosia, del calcolo e della diffidenza.

 

Italo Interesse

 



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