L’Ometto e la Morte Goffa |
| Mercoledì 08 Febbraio 2012 15:53 |
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Il tema dell’incontro dell’Uomo con la Morte è caro alla cultura universale dai primordi a oggi. Non sempre l’argomento è fonte di considerazioni meste. Anzi, il più delle volte, forse pure allo scopo di esorcizzarne il timore, sorridere della morte è ragione di spunti lieti. Se poi tale letizia si apre al non senso, la Morte venendo equiparata a un povero diavolo, lo spasso è assicurato. Che risate e quanta intelligenza, quanto buon gusto in ‘Storia di un uomo e della sua ombra – Mannaggia ‘a mort’ (Principio Attivo Teatro) che nell’ultimo fine settimana è stato in cartellone al Traetta. A fronteggiarsi, a contendersi uno spazio pressoché virtuale (un’abitazione di cui sono segnate sul palcoscenico solo le tracce dei muri) sono un tenero, qualunque Ometto ed uno sgangherato rappresentante dell’Aldilà . In ‘...Mannaggia’a mort’ non si parla, per meglio dire si blatera e nello stesso modo indecifrabile che ha reso celebre il personaggio di Pingu. Se tiriamo in mezzo il noto cartone animato è perché questo brillante allestimento firmato e interpretato da Giuseppe Semeraro, Raffaele Vasquez e Dario Cadei occhieggia apertamente al modo più tenero e sano di divertire una platea senza età . E sì perché qui c’è molto di Tom e Jerry o di Titti e Gatto Silvestro, del genere clownesco, della comica, dell’arte di strada e del fumetto. L’Ometto e la Morte Goffa danno vita a gag esilaranti (il palloncino, il sonnambulo, la box, la bomba...) che un musicista/rumorista a vista didascalizza meravigliosamente. Davvero prezioso il lavoro di Vasquez alla chitarra. A margine del palcoscenico, egli ora accarezza le corde, ora le gratta, poi ci batte sopra, usa anche la sola cassa acustica e quando ciò non basta ricorre a sussurri, schiocchi prodotti con la bocca. Il risultato è mirabile. Può un solo uomo ‘armato’ di chitarra e voce riprodurre i suoni più svariati? Sì, se un estro sconfinato lo sostiene. Vedere Vasquez all’opera ci ha riportato in mente la vecchia, gloriosa scuola rumorista, quella che vedeva uomini dalle capacità tentacolari, attorniati da mille carabattole improvvisare con un tempismo perfetto per dare voce a film e cartoni. Una generazione sostituita oggi da un tecnico qualunque che digitando sulla tastiera di un portatile il file giusto ricava l’effetto pioggia, vento, galoppo, risacca... Raffaele Vasquez, invece, fa tutto da sé dando vita a una sorta di partitura che esalta, incorniciandola con gusto, la gran gestualità dei due interpreti. Che bravi Semeraro e Cadei. Perfetti nei tempi e nell’interazione, raccontano il tutto disponendo del nulla. A parte il valigione dell’Ometto e qualche oggetto di scena non c’è altro. La casa e le relative porte nascono da un percorso grafico disegnato sul palcoscenico. La terza dimensione, quella del muro è nell’arte del gesto, che con Semeraro e Cadei tocca vertici superbi. Uno spettacolo tra le righe struggente per come ripercorre il tema primordiale del Predato e del Predatore, del Bene e del Male, della Vita e della Morte, ognuno costretto a far la guerra all’altro come attori inchiodati ad un ‘copione’ d’infelicissima fattura dal cui esimersi non è dato. Uno spettacolo meraviglioso, che riconcilia col prossimo, se nel gregge umano si vuol vedere una turba mandata allo sbaraglio nel nome di una guerra che mai nessuno sottoscrisse. Italo Interesse |

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