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“L’Italia può crescere solo a Sud”

Mercoledì 22 Febbraio 2012 19:56

Vibrante dibattito alla Libreria Roma in occasione della presentazione di ‘Fuoco del Sud’, ultima pubblicazione di Lino Patruno

Da trent’anni i lunedì letterari della libreria Roma costituiscono un imprescindibile  punto di riferimento della cultura cittadina, e non solo. Hanno aperto spazio (ne apriranno ancora) a esordienti come a firme navigate, dando vita a dibattiti sempre fecondi, talora anche accesi. E’ stato quest’ultimo il caso di due giorni fa, quando Daniele Giancane ha presentato ‘Fuoco del Sud – la ribollente galassia dei movimenti meridionali’, ultima pubblicazione di Lino Patruno. Un libro-choc quello dell’ex direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, un grido di dolore, uno J’Accuse. Così Giancane ha definito questo centinaio di pagine il cui succo non è solo demolire la maldestra bugia risorgimentale. Né ‘Fuoco del Sud’ vuol essere manifesto del nuovo meridionalismo, ha precisato l’autore. E’ invece un uscire dal “rivendicazionismo” per convincersi del fatto che il Mezzogiorno rappresenta la più alta speranza di questa nazione. “L’Italia può crescere solo a Sud, senza cui non può nemmeno esistere”. Crescita che può avvenire a condizione di consolidare l’unità nazionale, che resta “un valore assoluto, ma a parità di condizioni”, cioè di equità. Quell’equità di cui qui noi abbiamo bisogno più che dei soldi... Un Patruno molto lucido, polemico, anche ‘indignato’. In effetti ci sono dei dati che fanno accapponare la pelle. Dei tanti chiamati in causa dal Nostro uno fa riflettere più di tutti : L’Italia è il paese dove il divario nord-sud è più alto che in tutto il resto del mondo. Ogni nazione ha il suo Sud (indipendentemente dal connotato geografico) ; ma un conto è una sostenibile flessione del tenore di vita tra aree diverse, tutt’altro è l’abisso, la frattura ‘scomposta’. E pensare che prima dell’impresa dei Mille il ‘nord’ del Belpaese eravamo noi, altro che le chiacchiere degli stereotipi e della Storia ‘addomesticata’ (e allora perché esistono le guerre ‘preventive’, gli stati canaglia, le grida di dolore....?). Patruno dedica l’ultima parte del suo libro a un monumentale interrogativo : Che fare? La risposta è impegnativa : Prendere coscienza delle nostre potenzialità, non fare più il gioco di chi ancora ci vuole ‘assistiti’, sfruttati, sviliti a lagnose unità di consumo piuttosto che di produzione. Ritrovare orgoglio e coesione, ecco la strada (“ogni uomo del Sud dovrebbe avere la foto di un brigante vilipeso”). Il ribollire di associazioni, movimenti, comitati, blog, forum, musei, film, romanzi, saggi su cui Patruno ha fermato l’attenzione segnala una cosa sola, che il Sud è una polveriera cui serve solo definire un programma d’azione per riconquistare il terreno perduto. La vivacità del dibattito innescato dalla presentazione di Giancane e poi dalle affermazioni di Patruno sono micro esemplificazione del precedente assunto.

Italo Interesse

 



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