E’ uscito in questi giorni “E l’italiano ride” nuovo lavoro discografico di Mirco Menna accompagnato dalla Banda di Avola. Il disco risulta diverso dai soliti lavori discografici, perché Mirco Menna interpreta per l’occasione le sue canzoni facendosi accompagnare da una vera banda di oltre 40 elementi, che ha voluto reinterpretare le canzoni dell’artista dandogli veste e colore diverso. La banda simbolo dell’Italia del sud, dove ancora durante le feste patronali ci si imbatte in questi gruppi composti da musicisti di tutte le età, come nel caso della banda di Avola, ma attenzione non sono mai musicisti per caso, ma dei veri e propri professionisti. Ed è proprio questo che salta subito al primo ascolto, la meticolosità e bravura di questi musicisti di seguire attentamente i testi di Menna, fino ad amalgamarli e rendere questo disco uno dei primi prodotti davvero interessanti del nuovo anno. Bravissimo sicuramente Mirco Menna, che abbiamo incontrato per intervistarlo, nell’avere il coraggio e la volontà di mettere in risalto non solo il suo talento innato misto ad ironia, ma anche la vera tradizione del sud a tutta l’Italia, questo sicuramente dovuto al fatto che le sue origini sono del sud, senza aver paura di proporre al mercato discografico un disco diverso dai soliti prodotti commerciali. Passaggi lirici si alternano a fragorosi momenti d’insieme, suadenti attimi melodici ad arrembanti figurazioni ritmiche, a ulteriore dimostrazione di come l’ensemble siciliano sappia porsi nella giusta disposizione d’animo a seconda di quanto richiesto da ogni singolo tema. La direzione della banda e gli arrangiamenti delle composizioni sono come di consueto affidati al maestro Sebastiano Bell’Arte, responsabile, nel 1996, della rinascita della formazione e della scuola di musica a essa collegata.
Le tue origini meridionali sono state fonte di ispirazione per questo lavoro?
“Si anche. Però io sono del parere che alcune volte siano le cose a scegliere te prima ancora che sia tu a farlo, come in questo caso. Però mi sono sentito parecchio a mio agio.”
Hai “ripescato” quella che è la tradizione del sud la banda.
“Certamente. Io come figlio di emigrante passavo le vacanze al sud, e quindi la banda fa parte dei miei ricordi fanciulleschi oltre che del mio corredo cromosomico. Qui al settentrione esistono le bande, ma non hanno lo stesso valore che hanno giù da voi al sud.”
Hai fatto una scelta difficile non hai avuto paura?
“No. Ero in giro con “Il Parto delle Nuvole Pesanti” e sono andato a suonare in Sicilia, e lì mi è capitato che la banda di Avola mi ha raggiunto e mi ha chiesto di reinterpretare alcuni dei miei brani. Questo è successo ad agosto, e a dicembre ho fatto già la prima serata con loro. La cosa pazzesca è che subito è stato feeling e si capisce dall’ascolto del cd.”
Hai affrontato temi sociali con ironia in questo cd vero?
“Sono un cantastorie. Ho esordito tardi come cantautore, non sono giovanissimo e nello stile questa cosa si nota. Io ho cercato di svecchiare l’idea della banda. E poi io sono ironico per natura.”
Tra tante bande del sud come mai proprio Avola?
“Sono dei veri professionisti, nessuno li aiuta economicamente e quando nessuno ti aiuta sei libero. La loro età media va dai 14 a 34 anni tranne il signore ritratto con i piatti in copertina, che è una specie di istituzione. Avola è un paese piccolo che non offre molte opportunità. Pensa questi ragazzi hanno fatto tutto da soli in un luogo che è anche una palestra, e si sono comportati da veri professionisti.”
Quale potrebbe essere il motto di presentazione del cd?
“Stiamo scherzando ma non troppo. E questo è anche visibile anche dalle foto del libricino che accompagna il cd. C’è una vecchia Ape (auto a tre ruote) e i musicisti suonano in pantaloncini e ciabatte, ma suonano davvero.”
Nicola Violante
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