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Il libro: “Le luci dell’Adriatico” di Enrica Simonetti

Foto panoramiche mozzafiato per un percorso segnato dalla forza del vento e sulle onde del mare, punteggiato dalle luci dei fari, che accompagnano sull’Adriatico la rotta dei naviganti. Di una serie fortunata di taccuini di viaggio attraverso le regioni del Mediterraneo vicine alla Puglia- centro di attrazione per i viaggiatori in cerca di un trampolino di lancio per tuffarsi nelle acque di “un mare che parla almeno quattro lingue differenti e bagna sei nazioni”- il recente volume della cronista e scrittrice Enrica Simonetti, dedicato all’Adriatico, sembra portare davvero a respirare “la gelida bora o lo scirocco” che attraversano questo braccio di mare che separa la Puglia dall’Albania, dalla Croazia e dai Balcani. Abile raccontatrice dei “peripli” delle isole egee, ripercorse sulla rotta della leggenda della trafugazione nicolaiana, la Simonetti ha scritto i testi per la “Traslatio Sancti Nicoläi”, la Mostra fotografica di Vincenzo Catalano (di cui si attende il catalogo/diario di bordo), realizzata dall’associazione culturale Photography e dalla Basilica Pontificia di San Nicola nella Sala Murat nel borgo antico di Bari. Il volume “Luci sull’Adriatico. Fari tra le due sponde”, invece, ha in comune con un altro lavoro della Simonetti le firme di Nicola Amato e Sergio Leonardi (Archivio Fotogramma), autori anche di gran parte delle immagini di “Fari d’Italia. Luci ed eclissi sul mare” (Laterza, 2005). Foto “spumeggianti”, con i luoghi ricoperti da vegetazioni spontanee, della macchia mediterranea, scolpite dai venti e quasi galleggianti su lembi di terra immersi in un mare con riflessi dal turchese al verde smeraldo. Un grande amore per il Mediterraneo sembra spingere l’autrice ad avventurarsi tra leggende più arcaiche, come quella che a Corfù vuole che sia stata posta in essere la più fredda delle vendette di un padre (Nauplio, re di Eubea) a cui era stato ucciso il figlio (Palamede), proprio servendosi di un faro, questa volta non guida amica per i naviganti, ma luce ingannatoria che li portano a schiantarsi sugli scogli su cui era stato acceso un fuoco (pratica “antenata” della costruzione del faro). E se per un pugliese è riconoscibile la costa dal santuario di Santa Maria de Finibus Terrae a Santa Maria di Leuca fino al Gargano, passando per Otranto, Torre Canne, Monopoli, Bari, Molfetta, Barletta, Torre Preposti e Vieste, è una sorpresa scoprire gli stessi profili di fronte all’Adriatico, a Struga, o Sveti Nicola, o più a Meridione verso Durazzo e Corfù, mentre l’atmosfera più nordica del braccio veneto dell’Adriatico diventa tutt’uno con le immagini delle coste a Sud di Trieste. Per lo stesso braccio di mare sono tante le storie che si intrecciano e la Simonetti sembra cogliere al volo, prima che siano dispersi dalla brezza, i fili della memoria lasciati vaganti nelle dimore abbandonate, ritrovando le tracce nei particolari, nelle architetture o nelle sbiadite carte d’archivio. Un taccuino prezioso di viaggio, in cui ricuce le testimonianze di una “identità adriatica” a rischio di estinzione.
“Luci sull'Adriatico. Fari tra le due sponde”, di Enrica Simonetti, Laterza 2009, pagine 112 (euro 12,00)

Mariapina Mascolo

 

 

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