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Applausi al Kismet:Madre-figlia, l’incontro-scontro

Giovedì 11 Marzo 2010 21:12

Tra le tante cose che gli uomini non capiscono delle donne ve n’è una piccola piccola : la necessità che le donne hanno di chiudersi in bagno assieme e rimanervi più del tempo dettato dalle esigenze fisiologiche. Che fanno due donne chiuse in bagno per mezz’ora, un’ora? Parlano, si confidano, si mettono a nudo come non farebbero nel più comodo salotto. Sono capaci di sprecare tre ore su un divano a dire del più e del meno e poi ottimizzare la decima parte di quel tempo dentro uno sgabuzzino, una lavanderia, su un ballatoio per raccontarsi la madre di tutte le confidenze. Potenza dei luoghi ‘minori’. Di questi il più seduttivo resta il bagno. Ecco allora Laura Forti ambientare in un bagno “Madre/figlia”, un atto unico dove il confronto femminile e generazionale tra una madre e una figlia diventa intensa ragione di scambio emozionale. Diretto da Antonella Amirante e prodotto da Compagnia AnteprimA, “Madre/figlia” è stato in cartellone al Kismet martedì scorso. In scena due donne e l’”odore” di un uomo. Per Camilla il padre è un vecchio maglione e di taglia superiore al necessario da indossare nei momenti di disagio ; per Lucia il marito è una cesta di biancheria sporca da ficcare in lavatrice. Questo suo essere assente (per lavoro) fa dell’uomo l’arbitro invisibile di un corpo a corpo emotivo tra Camilla e Lucia. A digiuno del genitore, l’adolescente brucia le tappe nella conoscenza dell’altro sesso. A sua volta, trascurata dal coniuge, la donna accarezza l’idea di rifarsi una vita. Tanto Camilla che Lucia, allora, devono fare i conti col proprio corpo, nel primo caso troppo acerbo per essere accettato, nel secondo abbastanza maturo per non essere ragione di frustrazione. Un dramma acuito dal fatto che per entrambe è il momento delle svolte epocali. E col primo, comune e contemporaneo giorno (per Camilla di cambiare scuola e per Lucia di riprendere a lavorare dopo un lungo periodo di stop) prende il via lo spettacolo. All’incontro del mattino faranno seguito, sempre all’interno del bagno e nel corso della stessa giornata, altri incontri. Madre e figlia si contendono lo specchio, si specchiano l’una nell’altra. Entrambe vittime dei modelli competitivi imposti dall’esterno, madre e figlia condividono ansie e aspettative. Nel bagno, come in nessun’altra parte della casa (e a questo punto del mondo) due donne s’incontrano, si scontrano, si sfogano, si purificano, imparano ad accettarsi. Compagne di trincea e nello stesso tempo impegnate ciascuna su fronti diversi, Camilla e Lucia crescono e si amano, imparano ad affrontare senza temere ciò che le attende oltre la porta della stanza. Tutto si svolge nel giro di un giorno, eppure è come se passassero settimane, mesi. In chiusura, cioè a sera, il testo si inarca su se stesso e, quasi un loop, torna al punto di partenza. Eccellenti le interpretazioni di Giorgia Zago (la madre) e Isabella Locurcio (la figlia). Bene anche la regia che col sostegno di un’originale scenografia varia opportunamente il ritmo della narrazione adeguandolo alle stasi e alle accelerazioni che il buon testo della Forti suggerisce.
italointeresse@alice.it



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