Quanta attesa per “Sketch e soda”. Nuovo Palazzo quasi esaurito per questo quinto appuntamento di “Varietà”, la fortunata stagione che agli appassionati dell’arte scenica ha regalato una struttura e un’opportunità di teatro in più. Quanto a Lillo & Greg, il fortunato duo non ha deluso le attese, grazie anche al supporto di altra formidabile coppia comica composta da Virginia Raffaele e Valentina Paoletti. “Sketch e soda” è una raccolta di ‘scenette’, come si diceva una volta, quelle micro performance con due o più attori che si asciugavano nel giro di cinque, massimo dieci minuti. ‘Numeri’ che con grande successo inframmezzavano canzoni e danze negli spettacoli di ‘arte varia’ di una volta. La bellezza degli sketch consisteva soprattutto nell’attesa che li avvolgeva. Presi in sé e per sé erano solo cosette (a meno che ad interpretarli non fossero animali da palcoscenico del calibro di Valori, Chiari, Bramieri, Franchi, Ingrassia…), il fatto però che facessero seguito ad una interpretazione di Mina o anticipassero un movimento coreografico con Don Lurio e le Kessler, predisponeva così bene il pubblico da fare degli sketch delle invincibili macchine della risata. Ma estrapolati e riproposti in massa, gli sketh – anche quelli di ieri - non funzionano. Anche con interpreti di valore come nel caso di Lillo, Greg, Raffaele e Paoletti, uno spettacolo a base di soli sketch alla lunga stufa. Soprattutto se manca un capo ed una coda, se latita un filo comune, un tema o un qualunque elemento che compatti l’insieme e gli conferisca un colore preciso. In altre parole, solo una regia opportuna ed una altrettanto opportuna selezione e composizione dei singoli numeri assicura il successo. Diversamente, il prodotto ha un che di vago e di raccogliticcio, vive di acuti e picchi in negativo. Un andamento così ondivago non consente di apprezzare appieno i punti di forza e di riflesso evidenzia – anche più del dovuto – i momenti di stanca. Nonostante la caratura degli interpreti, “Sketch e soda” non ha fatto eccezione a questa legge crudele. Certo, cose come la gag del treno o dell’audizione fanno centro, però quanti altri sketch sono caduti nel vuoto, ovvero non hanno riscosso nemmeno un battimani di cortesia, vuoi per la modestia della caratura (non si può pretendere il massimo dagli Autori), vuoi pure – e torniamo al problema di prima - per il modo inefficace di contestualizzarsi? E pure in assenza di un disegno drammaturgico di base, qualcosa in più si sarebbe comunque racimolato ponendo un briciolo di cura a scene, costumi e stacchi musicali. “Sketch e soda” invece, occhieggiando più che altro al cabaret, non considera questo aspetto dello show, trascura l’elemento sorpresa, apparendo preoccupato soltanto del ritmo. E difatti lo spettacolo è una mitragliata di schegge. Va bene, il ritmo è importante se si vuole che lo spettacolo non si sieda, tuttavia ingozzare il pubblico propinandogli uno sketch dietro l’altro con la stessa solerzia d’un ristoratore alle prese con gli ultimi clienti a notte fonda, non funziona. Il pubblico del Nuovo Palazzo si è in generale divertito, però nella nota dell’applauso conclusivo ci è parso di cogliere la sfumatura d’una leggera delusione. Forse alleggerito e rimodulato, pur con le stesse pecche in fatto di regia, scene, costumi e luci, “Sketch e soda” avrebbe soddisfatto di più.
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