E’ uscito questi giorni “Jamu” il nuovo suggestivo album di Massimo Ferrante. Una prova originale e diversa, che prosegue il viaggio di Massimo Ferrante attraverso la sua ricerca dei testi e della musica popolare calabrese e del sud Italia. Il disco è aperto e chiuso da una celebre poesia di Ignazio Buttitta “Lingua e dialettu” che potrebbe essere attuale anche ai giorni nostri, in quanto nel testo viene affrontata la storia della nostra gente citando una frase molto forte “la gente è povera solo quando perde la lingua”. Massimo Ferrante affronta temi sociali, accompagnandosi con la sua chitarra a 12 corde, e con un gruppo di musicisti di grande rilievo, Lutte Berg alla chitarra, Enrico Del Gaudio alla batteria, Lello Petrarca al basso, e Francopaolo Perreca al clarinetto, e con una straordinaria voce femminile che gli fa da controcanto Myriam Lattanzio. Massimo Ferrante collabora da oltre 15 anni con Daniele Sepe con il quale ha collaborato ai cd di Sepe “Vite Perdite” e “Siritus Mundi” e lo ha seguito nei tour in Italia e in Europa. Ha suonato nei maggiori Jazz Festival Europei. Ha cantato la Tarantella Calabrese nel film di Davide Ferrario “Figli di Annibale”. Dal 2005 con il lavoro d’esordio “U CIUCCIU” si è imposto come solista. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio questo nuovo lavoro discografico di ottima qualità.
Questo disco continua ad essere la rappresentazione della tua ricerca nelle tradizioni?
“Sono diversi anni che faccio questa ricerca. Per me la canzone del sud Italia ha avuto sempre molta importanza.”
Oltre i testi c’è anche la ricerca musicale del sud Italia vero?
“Si anche se rispetto agli altri precedenti è meno presente come ricerca. Certo c’è la scelta di una banda del mio paese che suona in un brano.”
A proposito dei testi tu hai affrontato delle tematiche sociali.
“Ho voluto affrontare come da sempre faccio, tematiche sociali. Ho voluto aprire il cd con una poesia che da sempre amo quella di Ignazio Buttitta, proprio per sottolineare la mia difficoltà ad accettare il predominio dei più forti sui più deboli. Quando trovo dei bei testi mi piace molto orchestrarci sopra.”
C’è addirittura un testo che narra di un monaco di altri tempi “U Monacu”.
“Si questo testo mi ha molto incuriosito, proprio perché nella tradizione del sud Italia, quando si parla di monaci come se si parlasse di gente che arraffa sempre, al contrario del monaco del mio testo che rimane a bocca asciutta.”
Dove stanno nascendo le nuove musicalità?
“In questo periodo davvero non saprei. Anche nell’ambito della musica popolare non vedo grandi novità. C’è un appiattimento generale nell’ambito musicale.”
A chi consiglieresti questo cd?
“A tutti coloro che hanno voglia di ascoltare la musica popolare con l’intenzione di non sentire sempre le stesse cose, non c’è il rischio di annoiarsi.”
La cosa che colpisce è che il disco sembra un live vero?
“In realtà lo è, in quanto la maggior parte dei brani sono registrati in presa diretta. Infatti quando stavamo chiudendo il cd ci è venuta la voglia di mettere una foto di un concerto, poi abbiamo cambiato idea.”
Nicola Violante
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