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Il lavoro è pesante, i test atletici impegnativi e le sedute tattiche piuttosto complicate. Nonostante questo, il Bari sembra non aver perso l’entusiasmo e la goliardia sbarazzina di chi nel corso della passata stagione è riuscito nell’impresa di stupire l’Italia con il proprio calcio divertente e propositivo. A Ridanna il morale è alto. I nuovi arrivati vengono accolti come in una famiglia. Saluti, presentazioni, aneddoti raccontati dal capitano e ‘capo banda’ Gillet, ma anche qualche piccolo pegno che inevitabilmente s’è costretti a pagare. Per informazioni, rivolgersi ad Andrea Raggi.
“Credo che le orecchie dei miei compagni siano ancora doloranti –dice sorridendo il nuovo difensore biancorosso- ma io l’avevo detto che ero stonato come una campana!”. La sua intervista inizia così. Il rito dei ragazzi di Ventura è ormai consolidato. Chi si aggrega alla squadra nel ritiro di Ridanna, deve farlo cantando per intero una bella canzone del proprio personale repertorio. A Ghezzal era toccato intonare ‘La Marsigliese’. Raggi, invece, ha preferito andare sul classico della canzone italiana con quel ‘Azzurro’ di Celentano che per molti galletti, da Andrea Masiello a Pulzetti, passando per lo stesso Raggi, rappresenta anche un gran bel sogno nel ‘cassetto nazionale’. “Sono ancora giovane e come tutti i calciatori professionisti ci penso eccome –confida Raggi- il nuovo corso di Prandelli, poi, potrebbe regalare diverse soddisfazioni. Staremo a vedere. Ora, però, penso solo ed esclusivamente al Bari e ad allenarmi al meglio per ripagare la fiducia che allenatore e società hanno dimostrato di avere nei miei confronti. Bari è una grande piazza e una bella città. Volpato, mio ex compagno ad Empoli, me ne ha parlato benissimo, mi ha raccontato di una città stupenda che a questo punto non vedo l’ora di scoprire. In ogni caso, quando mi hanno proposto di venirci non c’ho pensato un attimo ed ho accettato senza esitazioni”. Da una piazza del sud ad un’altra. Anche se l’esperienza di Palermo non è stata esattamente delle migliori. “Ci sono delle cose che ancora non ho capito –confida Raggi- il Presidente Zamparini nonostante l’investimento fatto due anni fa (7 milioni di euro, ndr) non ha mai creduto troppo in me. Dopo un buon inizio sono stato accantonato e girato in prestito prima alla Sampdoria e poi a Bologna, dove penso comunque di aver fatto bene. Poco importa. Adesso il presente si chiama Bari e la mia speranza è quella di fermarmi qui a lungo. Considero questa una signora squadra. Lo scorso anno, poi, il Bari mi fece una grande impressione. Secondo me giocava il miglior calcio di Italia e uno dei migliori d’Europa. Non vedo l’ora di giocare in una squadra simile. Il San Nicola poi è uno stadio da brividi”. L’eredità che è chiamato a raccogliere, tuttavia, non è delle più semplici. “Bonucci e Ranocchia? Io sono Raggi –risponde convinto- e le responsabilità non mi spaventano. In questi ultimi anni sono stato utilizzato spesso come terzino destro ma il mio sogno è quello di giocare centrale, vedremo il mister come intenderà utilizzarmi. Mi ritengo un difensore puro, duttile e veloce, nonostante la stazza. Il campo dirà se sono all’altezza dei miei predecessori”. Infine, una battuta sul tormentone del momento, Sebastian Giovinco. “Ho giocato con lui un anno ad Empoli –conclude Raggi- sarebbe un colpo incredibile per il Bari. È davvero forte. Penso che questa possa essere una piazza ideale per lui, per crescere e raggiungere livelli importanti. Ripeto per me è davvero un grande giocatore. Spero si convinca a raggiungerci”. Sentirlo cantare ‘Azzurro’, per stonato che possa essere, sarebbe senza dubbio un piacere per tutti i tifosi del Bari.
Tiziano Tridente
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